[Fonte: Il fatto alimentare]

Come è avvenuto a Parma, anche a San Daniele alcune società coinvolte hanno dichiarato di essere vittime delle scrofaie che hanno usato seme di Duroc danese a loro insaputa, sperando di uscire indenni dallo scandalo. Questa motivazione trova una sponda, nell’impossibilità di risalire attraverso l’analisi del Dna all’individuazione certa della razza dei maiali di origine per la presenza di molti ibridi.

Anche la procura di Pordenone ha cercato di formare un pool di tecnici e professionisti per valutare la possibilità di riconoscere visivamente le cosce o i prosciutti provenienti da cosce non adatte, ma il progetto si è arenato per la difficoltà di arrivare a prove inconfutabili valide da un punto di vista giuridico. Nonostante ciò le indagini sono andate avanti, per la presenza di altri elementi acquisiti dagli inquirenti come intercettazioni e documenti che lasciano intuire un accordo tra i vari soggetti della filiera.

L’olografia è solo uno strumento in mano a chi vuole difendere la legalità e l’originalità. Il primo passo fondamentale, tuttavia, è quello di stabilire regole chiare e concrete nelle forme di certificazione. Solo in un secondo momento si potrà pensare a proteggere gli eventuali certificati rilasciati!

Truffa del prosciutto San Daniele. 30 mila pezzi sequestrati